PRESENTAZIONE
La pittura di Eugenio Da Venezia si dipana tra pace e armonia all’interno di un legame stretto con la tradizione coloristica veneta a partire dal Rinascimento. Una creatività che si unì con la I generazione della così chiamata Scuola di Burano (artisti quali Pio Semeghini, Umberto Moggioli e Gino Rossi) e dall’Impressionismo Francese. All’interno di questi poli, l’interpretazione pittorica di Da Venezia parte per una personale evoluzione successiva.
Dall’incontro con il pittore Pierre Bonnard alla Biennale di Venezia del 1934, apprende il concetto chiave della poetica pittorica: una volta assodata e interiorizzata una certa padronanza della forma, immediatamente bisogna distruggerla attraverso una grande qualità di colorista dimostrata.
In sintesi una predisposizione interiore al post-impressionismo di derivazione francese che unita al consiglio di Bonnard vive nel contesto territoriale determinato dalla Scuola di Burano, portando Eugenio a dipingere all’aperto con tonalità mai accese e chiassose. Una pittura “magra” sulla tela, dal tocco appena accennato ma nel contempo deciso e non esitante.
Se per taluni, dalle sue opere, può apparire un senso malinconico, nulla di tutto questo, anzi tutt’altro. La sua energia artistica interpretativa lo ha portato a un equilibrio dosato sapientemente sulla tela.
Una dote innata che gli permise di partecipare a nove edizioni de La Biennale di Venezia tra il 1932 e ’56, più una fuori cadenza per il 50 anniversario della storica istituzione lagunare.
Nel frattempo, a livello mondiale, sebbene l’arte si stia alimentando in un nuovo contesto artistico, Da Venezia difese la figurazione fino alla fine. Probabilmente questa sua posizione fu un limite che invece superò Giuseppe Santomaso, amico negli esordi artistici, passando dal figurativo a interpretazioni astratte.
Altri suoi coetanei furono Marco Novati, Fioravante Seibezzi, Aldo Bergamini, Carlo Dalla Zorza, Gigi Candiani, Mario Varagnolo, Cosimo Privato, Armando Tonello, Renzo Zanutto, Sara Angelo, Nino Parenti, Mario Disertori, Giorgio Valenzin Oscar Cavallet, Rino Villa e molti altri.
La critica del tempo, come per altri suoi coetanei, si è molto focalizzata nell’esaltare il periodo artistico dal 1935 al 1960 circa, però, come per altri Maestri non bisogna mai dimenticare l’intero iter. Di conseguenza, nel pittore che porta la Serenissima nel cognome furono validi anche gli ultimi venti, trent’anni della sua produzione, nei quali dipinse opere molto interessanti con un tocco maggiormente marcato e vitale tendente a richiami espressionisti, pur in un equilibrio di forma e colore che sempre lo contraddistinsero.

Alain Chivilò critico e curatore d'arte, giornalista pubblicista.
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