SHIMAMOTO SHOZO
Shozo Shimamoto afferma: "io voglio staccare il colore dal pennello per liberarli entrambi. Il concetto è questo. Assieme si influenzano, quindi per liberarli l’unica cosa è quella di non usare il pennello".
Osaka è la sua città di nascita e morte (1928 - 25/01/2013). Come pittore e performer è co-fondatore, insieme a Jiro Yoshihara, del movimento Gutai, Associazione d’Arte Concreta, nato nel 1954 con l’intento di rinnovare la tradizione artistica giapponese (in particolare la cultura Zen) e di accogliere e superare, attraverso una ricerca di maggiore identità, gli stimoli innovatori provenienti da occidente. Gutai infatti significa “concretezza”: sigla che vuole porsi in opposizione all’astrazione, intesa come approccio mentale all’opera e orientarsi verso un legame diretto con il fare dell’artista e la qualità della materia.
Così “Il Manifesto Gutai” di Jiro Yoshihara, in “Geijutsu Shincho” del 1956, riporta: “la nostra consapevolezza contemporanea ci porta a considerare le opere d’arte convenzionali come contraffazioni che ostentano un’apparenza ricca di significato. E’ tempo di dire addio a questi simulacri ammucchiati sugli altari, nei palazzi, nelle aule da disegno e nei negozi antiquariato … Spacciati per prodotti spirituali, i materiali vengono massacrati e non riescono più a parlare … L’arte Gutai non trasforma la materia, l’arte Gutai da vita alla materia. L’arte Gutai non falsifica la materia. Nell’arte Gutai lo spirito umano e la materia si stringono la mano, pur rimanendo rivali … Nella ricerca di un mondo originale e sconosciuto … i nostri esperimenti nascono tutte le volte in cui si presenta l’opportunità di esprimere liberamente la creatività … le mostre Gutai sono sempre animate da una grande vitalità e dal nostro desiderio di giungere a nuove scoperte della vita della materia che emette urla roboanti”.
Fin dalle prime opere Shimamoto dichiara quelli che saranno i leitmotiv di tutta la sua produzione: l’interazione che lega da un lato casualità e volontà della materia, dall’altro l’atto performativo dell’artista. I suoi “buchi” (hole) sono infatti il frutto di un evento in cui l’atto creativo è in stretta relazione con la materia del colore e del supporto. L’opera è il risultato e la testimonianza di un processo di relazione tra gesto e materia. Il colore è infatti applicato su strati di fogli di giornale sovrapposti con uno sfregamento che ne provoca la lacerazione.
La ricerca di Shimamoto continua a esplorare l’ambito pittorico attraverso nuove sperimentazioni: nel 1956 sono i cannon works, opere ottenute dall’accidentale disposizione del colore sulla tela, sparato da un cannone appositamente costruito dall’artista. L’assimilazione degli esponenti del Gutai all’informale e la promozione di Tapié, che espone le loro tele in Europa e negli Stati Uniti, sposta l’accento sui valori prettamente pittorici dei dipinti di Shimamoto e degli artisti Gutai, per i quali tuttavia il processo creativo rimane elemento essenziale.
I bottle crash, per esempio, si basano su una metodologia operativa inaugurata nel 1956 su principi analoghi a quelli dei cannon works: l’artista asseconda l’azione della materia senza alcuna preesistenza progettuale, facendo deflagrare sulla tela bottiglie piene di colore.
Dopo la morte di Jiro Yoshihara, nel 1972, il gruppo Gutai si scioglie e i suoi componenti intraprendono carriere separate. Shimamoto inizia ad interessarsi alla Mail Art e alla creazione di una rete di artisti in tutto il mondo, legandosi in particolare ad analoghe azioni in ambito Fluxus. In questo modo Shimamoto porta avanti sia un progetto di tipo collettivistico com’era nello spirito del Gutai, sia la volontà degli esordi di gettare un ponte culturale tra Europa, Stati Uniti e Giappone.
A partire dagli anni novanta, Shimamoto recupera la tecnica del bottle crash, che manterrà fino ad oggi evolvendone il carattere performativo. La sua produzione più recente è realizzata unicamente in occasione di performances pubbliche, eventi collettivi in spazi di grande respiro che mettono insieme le prime sperimentazioni delle esposizioni all’aperto con il percorso di ricerca pittorica, coinvolgendo emozionalmente lo spazio, il pubblico e il gesto artistico in un grande “teatro della pittura”.
Shozo Shimamoto così disse: “Un colore senza materia non esiste … Io credo che la prima cosa da fare sia liberare il colore dal pennello … Se in procinto di creare non si getta via il pennello non c’è speranza di emancipare le tinte. Senza pennello le sostanze coloranti prenderanno vita per la prima volta. Al posto del pennello si potrebbe usare con profitto qualsivoglia strumento”.
Il critico d’arte Tapié affermò nel 1962: “Non c’è nessun artista che senta il Gutai come Shimamoto … era sempre Shimamoto a stupire gli altri del gruppo portando delle retate straordinarie … Un’opera enorme, che tuttora considero un capolavoro, realizzata semplicemente spargendo con una scopa del colore giallo sulla grande tela bianca. L’aveva realizzata in meno did dieci minuti e diversi anni prima che gli fosse presentato Mathieu … Delle opere con dei buchi, simili a quelle che circa dieci anni dopo mostrò al pubblico il famoso Lucio Fontana. Chiaramente si tratta di una coincidenza … La rottura sulla tela di bottiglie piene di colore con il fissaggio della forma esplosiva del colore stesso. A volte ha fatto esplodere del gas acetilene in un lungo tubo metallico sulla bocca del quale era posto il colore che veniva così lanciato sulla tela. Anche questo ha largamente anticipato quello che ha fatto Dalì e altri usando sperimentalmente un fucile … Il fissaggio ripetuto dello stesso segno sul quadro. Mi faccio testimone del fatto che questo avvenne molto prima di conoscere Capogrossi …”
Il critico d'arte Achille Bonito Oliva ha scritto: “Se la scienza moderna ha esaltato il caso intelligente, la celebrazione dell’evento provocato dalla rottura della rigida catena causa-effetto, l’arte contemporanea, dal coup de dés di Mallarmé fino al cut-up di Brian Gysin messo in uso da W. Burroughs, celebra la possibilità del caso dolente della forma, ora confermato dal grande artista giapponese del gruppo Gutai, Shimamoto, che dagli anni cinquanta ha rinnovato il processo creativo. Ha introdotto una distanza e un intervallo tra il fare ed il vedere … I gruppi Gutai e Mono-ha rappresentano due tribù orientali, precisamente giapponesi, che tra la fine degli anni quaranta e l’inizio del decennio successivo hanno modificato con la loro strategia creativa la mentalità anche dell’emisfero occidentale. Shiraga, Motonaga, Kanayama e Tanaka sono gli artisti che hanno intrecciato gesto pittorico e azione estetica in atteggiamento performativo in anticipo anche rispetto all’espressionismo astratto americano.
In evidenza: il fermento artistico tra la fine degli anni quaranta e l’inizio del decennio successivo della regione giapponese di Kansai (provincie di Osaka, Kyoto e Kobe), ambiente da cui proviene il gruppo Zero (Zero-kai) di Shiraga, Murakami, Tanaka e Kanayama, che defluì nel 1955 nel già formato gruppo Gutai (Gutai Bijutsu Kyokai) di Jiro Yoshihara. Lo sviluppo della ricerca performativa attraverso la successione delle mostre storiche e delle performance pubbliche organizzate dal gruppo … Nel 1956 nella “mostra all’aperto di Arte Gutai” il dipinto realizzato col cannone di Shimamoto aveva una scala dimensionale cospicua, tale da esigere che l’opera fosse collocata all’aperto; in seguito questa tendenza portò l’artista a realizzare le sue opere col bottle crash. La performance di Shimamoto non è dunque lo svelamento di un occhio classico e discreto, piuttosto il rituale visualizzato di un gesto esorcizzante la parzialità del reale che vuole risalire all’origine organica e dinamica della vita, a una sorta di totalità contratta nell’atto creativo. Il gesto, il lancio della pittura a distanza sulla tela diventa velocità, erotismo e desiderio di allargare il campo magnetico dell’opera attraverso l’introduzione del caso che porta nella direzione del riconoscimento di un evento totale, frutto anche del pensiero magico … L’universo di Shimamoto è piegato di incidenti formali: il lancio di una moneta, di un pennello, un colpo di fucile, la macchia di un colore, l’introduzione di sagome do cose, alberi e uomini, presenze di foglie, griglie, maschere, pezzi di vetro rotto, puzzle fotografici ed infine parole. Tutto diventa immagine. E questo è l’effetto di un’arte giocata sempre sulla trasformazione degli elementi. Una furia che comprende sempre un quoziente di caso intelligente accompagna l’evento creativo. Se il coup de dés di Mallarmé ha bisogno di una distanza minima, di uno spazio domestico tutto europeo, l’intervallo concettuale tra il foglio e la mano che lancia i dadi, la tecnica dell’artista agisce in uno spazio tutto orientale, un intervallo lungo che tiene conto della vastità spaziale che collega in ogni caso i diversi continenti attraverso anche un sistema dell’arte multiculturale. Shimamoto educa in tal modo lo spettatore ad un’attività di precisione che pieghi la violenza ad altri scopi benefici e duraturi, come quello ulteriore di ammirare nuove forme di bellezza dettate dall’improvvisazione e dalla successiva contemplazione del risultato ottenuto. Una coniugazione di due diverse antropologie, con l’approdo ad una nuova ed originale che contiene dentro di se una sintesi capace di rappresentare un corto circuito tra il pensiero occidentale e quello orientale, tra figurazione e astrazione, narrazione e decorazione, racchiuse tutte in un’unica forma, quella dell’arte”.
Il 23/09/2011 la performance Ashiya 1956 / Reggio Emilia 2011. La Performance riproporrà un evento che Shimamoto realizzò negli anni '50, descritto nel catalogo della mostra, in una dichiarazione inedita, dal suo maestro Yoshihara "Un’opera enorme, che tuttora considero un capolavoro, realizzata semplicemente spargendo con una scopa del colore giallo sulla grande tela bianca. L'aveva realizzata in meno di dieci minuti e diversi anni prima che gli fosse presentato Mathieu". (Jiro Yoshihara, Presentazione alla Mostra Personale di Shozo Shimamoto, Gutai Pinacotheca, Osaka, 1-10 ottobre 1962).
Questa Performance ripropone inoltre l'evento “Mostra all'aperto per un solo giorno” del 1956 che Shimamoto insieme agli artisti Gutai organizzò ad Ashiya esclusivamente per due giornalisti e un fotografo inviati dalla rivista americana Life per realizzare un servizio sul gruppo.
Nel 2011, la mostra “Shozo Shimamoto. Opere 1950 – 2011. Oriente ed occidente”, a cura di Achille Bonito Oliva, presso Palazzo Magnani di Reggio Emilia dal 25/09 al 08/01/2012. Comprende opere dalle carte, alle tele degli anni ’50, alle straordinarie esplosioni di colore delle performance di Punta Campanella (Sorrento) e Capri, ai lavori realizzati a Palazzo Ducale di Genova, in occasione della mostra al Museo di Villa Croce nel 2008.


Inaugurazione Palazzo Magnani Reggio Emilia 23/09/2011

Inaugurazione Palazzo Magnani Reggio Emilia 23/09/2011

Inaugurazione Palazzo Magnani Reggio Emilia 23/09/2011

Inaugurazione Palazzo Magnani Reggio Emilia 23/09/2011

Inaugurazione Palazzo Magnani Reggio Emilia 23/09/2011

Inaugurazione Palazzo Magnani Reggio Emilia 23/09/2011

Inaugurazione Palazzo Magnani Reggio Emilia 23/09/2011

Inaugurazione Palazzo Magnani Reggio Emilia 23/09/2011

Inaugurazione Palazzo Magnani Reggio Emilia 23/09/2011

Performance 23/09 Palazzo Magnani, Ashiya 1956 / Reggio Emilia 2011

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Performance 23/09 Palazzo Magnani, Ashiya 1956 / Reggio Emilia 2011

Performance 23/09 Palazzo Magnani, Ashiya 1956 / Reggio Emilia 2011

Performance 23/09 Palazzo Magnani, Ashiya 1956 / Reggio Emilia 2011

Performance 23/09 Palazzo Magnani, Ashiya 1956 / Reggio Emilia 2011

Performance 23/09 Palazzo Magnani, Ashiya 1956 / Reggio Emilia 2011

Performance 23/09 Palazzo Magnani, Ashiya 1956 / Reggio Emilia 2011

Performance 23/09 Palazzo Magnani, Ashiya 1956 / Reggio Emilia 2011

Performance 23/09 Palazzo Magnani, Ashiya 1956 / Reggio Emilia 2011

Performance 23/09 Palazzo Magnani, Ashiya 1956 / Reggio Emilia 2011

Performance 23/09 Palazzo Magnani, Ashiya 1956 / Reggio Emilia 2011

Performance 23/09 Palazzo Magnani, Ashiya 1956 / Reggio Emilia 2011

Performance 23/09 Palazzo Magnani, Ashiya 1956 / Reggio Emilia 2011

Performance 23/09 Palazzo Magnani, Ashiya 1956 / Reggio Emilia 2011

Performance 23/09 Palazzo Magnani, Ashiya 1956 / Reggio Emilia 2011

Performance 23/09 Palazzo Magnani, Ashiya 1956 / Reggio Emilia 2011

Performance 23/09 Palazzo Magnani, Ashiya 1956 / Reggio Emilia 2011

Performance 23/09 Palazzo Magnani, Ashiya 1956 / Reggio Emilia 2011

Performance 23/09 Palazzo Magnani, Ashiya 1956 / Reggio Emilia 2011

Performance 23/09 Palazzo Magnani, Ashiya 1956 / Reggio Emilia 2011

Performance 23/09 Palazzo Magnani, Ashiya 1956 / Reggio Emilia 2011

Performance 23/09 Palazzo Magnani, Ashiya 1956 / Reggio Emilia 2011

Performance 23/09 Palazzo Magnani, Ashiya 1956 / Reggio Emilia 2011

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Performance 23/09 Palazzo Magnani, Ashiya 1956 / Reggio Emilia 2011

Performance 23/09 Palazzo Magnani, Ashiya 1956 / Reggio Emilia 2011

Performance 23/09 Palazzo Magnani, Ashiya 1956 / Reggio Emilia 2011

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Performance 23/09 Palazzo Magnani, Ashiya 1956 / Reggio Emilia 2011

Shozo Shimamoto. Opere 1950 – 2011. Oriente ed occidente

Shozo Shimamoto. Opere 1950 – 2011. Oriente ed occidente

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Perfomance antistante Palazzo Magnani Reggio Emilia 24/09/2011

Perfomance antistante Palazzo Magnani Reggio Emilia 24/09/2011

Shozo Shimamoto nell'ultima performance in Italia a Reggio Emilia 24/09/2012
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