MEGGIATO GIANFRANCO
Per Gianfranco Meggiato essere uno scultore "è stato il mio sogno fin da piccolo: mi ricordo che mi piaceva molto giocare con il pongo. Nella creazione devo riuscire ad avere la mente libera, le mani devono andare un pò per conto loro.
Inoltre continua dicendo "che la vera opera d’arte nasce quando uno combatte e lotta contro la materia, diventando metafora della vita. Nelle mie opere c’è questa sfera dorata che rappresenta la nostra essenza interiore".
Concludendo "l’oro è il metallo degli dei. Sulla sfera poi si riflettono tutti i percorsi della vita, questi tubicini, spesso neri, che rappresentano i momenti difficili. Proprio da questi momenti noi possiamo crescere e cambiare".
Nativo del Veneziano nel 1963, dal punto di vista artistico inizia studiando scultura in bronzo, legno, pietra e ceramica all'Istituto Statale d’Arte di Venezia per cinque anni. Fin da giovane espone in due collettive d’arte nel 1979 e nel 1984 presso la Galleria Comunale Bevilacqua La Masa in Piazza S. Marco a Venezia, presentando alcune sculture in pietra e in semi refrattario. Dal 1998 Gianfranco Meggiato inizia una serie di esposizioni, mostre e fiere in Italia e all’estero.
Gianfranco Meggiato “la mia Scultura” (da catalogo Energenesi e Gianfranco Meggiato Lugano 2010): la mia si potrebbe definire “introscultura” per il fatto che lo spettatore viene attirato a penetrarne con lo sguardo l’interiorità, non limitandosi solamente ad osservarne le superfici esterne. A livello formale lo spazio e la luce non delimitano l’opera, scivolandole addosso come fosse un tuttotondo, ma penetrano all’interno, avvolgendone i reticoli e i grovigli e arrivando ad illuminare la sfera centrale (vedi sfera con sfera) quale ideale punto di arrivo, ma a volte la sfera non c’è (vedi cubo tensione) o non la si trova ed allora lo sguardo si perde dentro ai reticoli di natura organica alla affannosa ricerca della nostra più intima esistenza.
L’uomo è oggi sempre più rivolto all’affermazione di se stesso e sempre meno si pone nell’ottica di una conoscenza interiore profonda, di un viaggio all’interno della propria più intima natura alla ricerca della congiunzione tra la propria essenza e l’energia.
Le mie sculture, in contrapposizione con la cultura imperante dell’apparire e dell’avere, cercano di proporre un’altra via: quella dell’essere, o meglio del divenire attraverso un lungo e difficile ma a volte indispensabile processo di crescita interiore, di liberazione dai condizionamenti, alla ricerca di noi stessi. Non è mai importante dove arriveremo, ma è importante cercare, creare cioè con noi stessi un rapporto onesto di continua ricerca, di approfondimento, che passa a volte anche per momenti inevitabili di smarrimento. Da qui il contrasto tra la forma geometrica pura (statico punto d’inizio) e la libertà e il disordine dei reticoli e grovigli interni.
Michelangelo con il non-finito dei suoi prigioni esplica la natura sofferente dell’uomo imprigionato dalla materia, il reticolo interno delle mie sculture pone il tema della ricerca affannosa dell’uomo contemporaneo che, intrappolato dai condizionamenti, cerca se stesso e pone si sente imprigionato e perso. Come nei tempi antichi, a mio avviso, la scultura deve riappropriarsi della propria natura più profonda, non deve cioè più limitarsi ad essere solo soprammobile (residuo di una sorpassata accademia), né deve essere solo filosofia applicata, ma deve ancora implicare la sofferenza e la continua e mai doma ricerca dell’artista che, solo attraverso una lenta appropriazione delle tecniche esecutive (quasi come in un processo iniziatico), riesce infine a concretizzare l’immagine mentale della sua opera via via come gli appare. Sfida ultima è l’utilizzo dei materiali e delle tecnologie antiche (come la fusione in bronzo a cera persa) per indicare, attraverso forme astratte, nuove vie e nuove emozioni.
“Spirito libero e sovvertitore”, così mi definisce Vittorio Sgarbi nel suo libro “I giudizi di Sgarbi”, a mio parere l’artista deve andare oltre, oltre la negazione, la facile contestazione ed il conformismo, per diventare, mediante la propria opera, impulso propositivo all’uomo che cerca se stesso.
Gianfranco Meggiato è stato invitato alla 54 edizione de La Biennale di Venezia 2011, all'interno dell'esposizione Stupore del Padiglione della Costa Rica.
A Natale 2011 il successo nello Speciale Gianfranco Meggiato condotto da Dario Olivi, durante la diretta televisiva Orler Tv, delle Gallerie Fratelli Orler.
Nel 2012 la partecipazione a LA Art Show di Los Angeles e alla Artexpo New York al Pier 92.
Nel 2013 la partecipazione alla 55. Biennale di Venezia all'interno di Supernatural nel Padiglione della Repubblica Popolare del Bangladesh presso Officina delle Zattere.
Nel 2017 la mostra "Genesis" dal 4/2 al 25/3 presso la Scuola Nuova della Misericordia di Venezia. Grazie alla Galleria F.lli Orler una personale con lavori storici e recenti dello scultore Gianfranco Meggiato.



Gianfranco Meggiato Disco energia 2007

Gianfranco Meggiato Cubo aperto 2009

Gianfranco Meggiato Argento 2010

Gianfranco Meggiato Sfera aperta con sfera 2008

Gianfranco Meggiato Sfera energia con sfera 2008

Gianfranco Meggiato photo by © Alain Chivilò

Gianfranco Meggiato photo by © Alain Chivilò

Gianfranco Meggiato photo by © Alain Chivilò

Gianfranco Meggiato photo by © Alain Chivilò

Gianfranco Meggiato photo by © Alain Chivilò

Gianfranco Meggiato photo by © Alain Chivilò

Gianfranco Meggiato photo by © Alain Chivilò

Gianfranco Meggiato photo by © Alain Chivilò

Gianfranco Meggiato photo by © Alain Chivilò

Gianfranco Meggiato photo by © Alain Chivilò

Gianfranco Meggiato photo by © Alain Chivilò

Gianfranco Meggiato photo by © Alain Chivilò

Gianfranco Meggiato photo by © Alain Chivilò

Gianfranco Meggiato photo by © Alain Chivilò

Gianfranco Meggiato photo by © Alain Chivilò

Gianfranco Meggiato Padiglione Costarica Stupore Biennale di Venezia 2011

Gianfranco Meggiato a sx Alain Chivilo' a dx Padiglione Costarica Stupore Biennale di Venezia 2011
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